November 28
Da "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn
«Guardami» disse.
Obbedii, ma non ebbi il coraggio di rispondere. Bea si alzò, andò in fondo al salone e aprì una delle vetrate. La rincorsi, la fermai e le strappai la busta dalle mani. La pioggia le sferzava il viso, lavando via le sue lacrime di rabbia. La presi per mano e la riportai davanti al camino acceso. Gettai la busta nel fuoco. La lettera si accartocciò tra le fiamme. Bea si inginocchiò accanto a me con gli occhi pieni di lacrime. La abbracciai e sentii il calore del suo respiro sul collo.
«Non lasciarmi, Daniel» sussurrò.
L'uomo più saggio che abbia mai conosciuto, Fermín Romero de Torres, un giorno mi aveva spiegato che nella vita non c'è nulla di paragonabile all'emozione che si prova quando si spoglia una donna per la prima volta. Non mi aveva mentito, ma mi aveva taciuto parte della verità. Non mi aveva detto dello strano tremore che trasforma ogni bottone, ogni cerniera in un ostacolo di proporzioni titaniche. Non mi aveva detto della malia di un corpo palpitante, dell'incantesimo di un bacio né dell'ardore della passione. Sapeva che il miracolo avviene una sola volta nella vita ed è fatto di trame segrete che, una volta svelate, svaniscono per sempre. Mille volte ho tentato di rivivere l'emozione di quel pomeriggio con Bea nella grande casa dell'avenida del Tibidabo, quando lo scrosciare della pioggia cancellò il mondo. Mille volte ho desiderato naufragare in quel ricordo, di cui mi resta solo un'immagine rubata al riverbero delle fiamme: Bea, nuda e scintillante di pioggia, distesa accanto al fuoco, mi fissa con uno sguardo sincero che non avrei mai dimenticato. Mi chinai su di lei e le accarezzai il ventre con la punta delle dita. Bea chiuse gli occhi e mi sorrise, risoluta.
«Fai di me ciò che vuoi» sussurrò.
Avevo diciassette anni e la mia vita era appena iniziata.
|
 |